Questo quanto emerso dal convegno 'L'innovazione delle aree di sosta nel trasporto collettivo. Da viaggiatori a consumatori', organizzato da Confimprese al Cibus di Parma. Che ha messo a confronto i maggiori player della ristorazione commerciale (Autogrill, Cremonini, Airest, Espressamente Illy) con le principali imprese di trasporti (Autostrade, Grandi Stazioni, Sea-Aeroporti di Milano, Autorità Portuale di Napoli).
I dati sono, infatti, a favore del settore: negli aeroporti italiani transitano 130 milioni di passeggeri l'anno, nelle stazioni 700 milioni di cui il 75% di viaggiatori e il 25% di turisti. La Stazione Termini, la più trafficata d'Italia, vede transitare 800 treni al giorno e 150 milioni di viaggiatori l'anno. Non di meno le autostrade italiane che, nel primo trimestre 2010 hanno messo a segno un incremento dei flussi pari all'1,8% sullo stesso periodo del 2009.
«Stazioni, porti, aeroporti e aree di sosta autostradali - commenta Paolo Dalcò, direttore generale Confimprese - sono oggetto di investimenti e interventi architettonici importanti, ma rischiano di restare 'cattedrali nel deserto' se poi non si sviluppano conseguenti strategie di gestione e modelli di business adeguati. È necessario trovare le competenze giuste per mettere a punto questa visione in modo che ci sia coerenza tra struttura architettonica e offerta commerciale».
A testimonianza i dati: il progetto Grandi Stazioni prevede un investimento complessivo (2008-2013) pari a 900 milioni di euro su 13 stazioni italiane. Il progetto Adr-Sea, i due principali gestori aeroportuali di Milano e Roma, toccherà i 5 miliardi di euro entro il 2020 e quasi 40 miliardi entro il 2040. I due sistemi saranno in grado di garantire nei prossimi dieci anni oltre 150 mila nuovi posti di lavoro tra occupati diretti, indiretti e indotti.
«Servono, però, nuove modalità di interazione tra gli attori - prosegue Dalcò - e si devono costruire vere partnership tra retailer da un lato e concessionarie, grandi stazioni e gestori aeroportuali dall'altro. Il limite oggi è l'eccessiva enfasi sull'edificio cui non corrisponde un'adeguata riflessione sul contenuto. Per questo all'innovazione tecnologica e architettonica spesso non fa seguito un'innovazione commerciale e sociale».
È più che necessario, dunque, attivare un dibattito tra gli operatori del settore sulle opportunità e problematiche legate a un importante cambiamento sociale e culturale in atto.