La Cia di Avellino ha avuto in questo successo un grande ruolo. A partire dal 2001, insieme ad un gruppo di associati, la Confederazione promosse un consorzio di valorizzazione (Coprovoli) dell'extravergine basato su una autoctona varietà chiamata Ravece. Lo scopo, al di là della Dop, era quello di far uscire dalla marginalità una coltura di grande pregio, puntando sulla qualità e sull'intraprendenza di numerosi imprenditori locali.
A quel tempo la pratica Dop era seppellita da anni al ministero, afflitta da contraddizioni e mancate risposte alle osservazioni della struttura di governo.
La seconda, importante decisione della Cia di Avellino, del Consorzio appena costituito e dell'Associazione di produttori Aipo fu di scrollarsi di dosso contraddizioni e compromessi, valorizzando i nuovi protagonisti imprenditoriali entrati nel frattempo in campo proprio grazie all'iniziativa della Confederazione.
Positiva la collaborazione con l'ente regionale posizionato -afferma la Cia di Avellino- sulla stessa linea dei nostri produttori. La decisa iniziativa scontò in una prima fase diverse opposizioni provenienti dal mondo professionale agricolo concorrente e da qualche istituzione locale non avvezza all'autonomia degli agricoltori e della loro rappresentanza Cia.
In seguito sono stati diversi i passaggi istituzionali sia in sede ministeriale che in Commissione europea. La Dop così proposta aveva sempre di più disco verde (anche grazie al lavoro di affiancamento della Regione Campania e dell'Ufficio Cia a Bruxelles) e intorno a questo successo è contemporaneamente cresciuto il consenso e l'unità tra agricoltori e organizzazioni di rappresentanza. Fino ad arrivare alla tutela provvisoria dello stato italiano e alla definitiva approvazione in sede europea e pubblicazione l'11 marzo sulla gazzetta ufficiale.
Nuova Dop olivicola, quindi, nel panorama italiano dei prodotti tutelati, già una trentina di etichette sul mercato, un progetto integrato di filiera presentato a carico del Psr regionale.