E' la posizione emersa nel corso dell'incontro organizzato dalle Coldiretti di Ancona e Pesaro Urbino con un centinaio di imprenditori del territorio per presentare le osservazioni alla realizzazione della centrale, predisposte in collaborazione con lo Studio Dell'Erba di Fano e inviate ai Ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico, alla Regione Marche, e alla Province di Ancona e Pesaro.
Un tema molto sentito dagli agricoltori della zona, preoccupati per l'impatto che la struttura avrebbe sulle loro attività.
Come illustrato dal presidente di Coldiretti Ancona, Maurizio Monnati e dal direttore di Coldiretti Pesaro, Leandro Grazioli, il territorio interessato dalla Turbogas, a cavallo tra le province di Ancona e Pesaro, è al centro di un progetto regionale di rilancio di produzioni di qualità, con particolare riferimento al cavolfiore tardivo di Fano, alla cipolla di Suasa e alla fava di Fratterosa.
L'obiettivo è ottenere un riconoscimento Dop con il coinvolgimento di Regione, Università Politecnica delle Marche, Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura e Codma.
Un progetto che potrebbe avere ricadute economiche importanti per il territorio ma che la Turbogas mette ora a rischio, assieme a tutte le produzioni di qualità già presenti, dai vini Doc (Verdicchio dei Castelli di Jesi, Bianchello del Metauro, Sangiovese dei Colli Pesaresi rosso, Pergola, Lacrima di Morro d'Alba) alla Casciotta di Urbino Dop, fino alla Pera Angelica e alla Visciolata. Senza dimenticare il grano duro.
Lo studio presentato dalla Edison fornisce, infatti, valutazioni sulla ricaduta delle sostanze inquinanti sulle aree urbane e sui rilievi collinari, ma non vengono considerati gli impatti sui terreni agricoli.
Secondo le osservazioni della Coldiretti, in particolare, non sono presi in esame gli effetti che l'ossido di zolfo e l'ossido di azoto avrebbero sulle colture e sulle acque, sia per quanto riguarda le falde sotterranee che per i fenomeni atmosferici, a cominciare dalle piogge acide.
Oltre a ciò, Coldiretti ha fatto notare come la realizzazione della Turbogas vada contro gli indirizzi del Pear, il Piano energetico regionale, che punta sui piccoli impianti e non sulle megacentrali.
Per Coldiretti la via giusta da seguire resta quella della produzione diffusa di energia alternativa. Impianti a basso impatto che tutelano l'ambiente, senza lasciarsi tentare dalla strada delle strutture di grandi dimensioni i cui effetti sul territorio rischiano di svalutarne il valore economico e, con esso, le attività delle imprese che vi operano, oltre a peggiorare la qualità della vita dei cittadini.