Rappresenta la risposta ferma alle esigenze sia dei consumatori, che chiedono trasparenza e qualità, sia dei produttori che puntano da anni alla qualità. Tutto ciò, però, non deve far dimenticare la grave crisi che da tempo sta investendo il settore, con imprese sempre più in difficoltà, con prezzi in caduta libera e con pesanti costi produttivi e contributivi che tagliano i redditi e che rischiano di provocare un drammatico crollo.
Da tempo ormai il settore è alle prese con una situazione che ogni giorno diventa più complessa e delicata. Dei vari provvedimenti annunciati dal governo non abbiamo ancora visto nulla. Siamo nello stallo più completo. E intanto i nostri produttori corrono il pericolo di andare fuori mercato. Per questo motivo vanno varati subito interventi straordinari per dare immediate risposte alle aziende. C'è bisogno di certezze e di prospettive. E' indispensabile un Piano nazionale olivicolo per dare agli olivicoltori gli opportuni strumenti per rilanciare lo sviluppo e accrescere la competitività. Un Piano che consenta, inoltre, di promuovere e valorizzare l'olio extravergine d'oliva italiano, prevedendo anche accordi di filiera con la grande distribuzione.
In quest'ottica abbiamo giudicato positiva la decisione della Commissione Ue di procedere allo stoccaggio privato dell'olio di oliva invenduto. Una misura essenziale per un settore come quello olivicolo che registra un crollo dei prezzi (meno 30 per cento rispetto alle precedenti campagne di commercializzazione), costi produttivi alle stelle (aumenti anche del 60 per cento), oneri sociali in continua crescita, redditi in flessione. I produttori italiani si confrontano, infatti, con un mercato che presenta non pochi problemi e riduce in maniera preoccupante la competitività. Comunque, una cosa deve essere certa: il valore dello stoccaggio deve esser superiore almeno del 20 per cento rispetto all'attuale prezzo di mercato, che è sceso a livelli veramente insignificanti per i produttori.
Per quanto riguarda l'etichettatura, la Cia ne sottolinea l'importanza, "in quanto con essa si impedisce di ingannare i consumatori vendendo come italiano un olio ricavato, invece, da miscugli diversi e soprattutto da olive provenienti da altri Paesi, come Grecia, Tunisia e Spagna. Un fenomeno, questo, molto diffuso e che ogni anno provoca al nostro settore olivicolo un danno superiore ai 600 milioni di euro".
Nei mercati troviamo, infatti, olio straniero sempre più in abbondanza. Su tre bottiglie due sono di olio estero, ma fino ad oggi i consumatori italiani, senza una precisa informazione, non lo sapevano e l'hanno acquistato, in mancanza di un'etichetta chiara, come prodotto nazionale. A questo si aggiungono anche pesanti ripercussioni per l'immagine del 'made in Italy' a livello internazionale. Il nostro Paese è il secondo produttore europeo di olio di oliva con una produzione che supera le 500.000 tonnellate (ricavate da 250 milioni di piante), due terzi delle quali extravergine e con molte Dop e Igp. Da non dimenticare poi il biologico. Il tutto per un valore produttivo che si avvicina ai 2,2 miliardi di euro.
Cia Salerno