"La sostenibilità dell'agricoltura italiana e del reddito dei produttori non passa attraverso eventuali aperture al biotech e agli organismi geneticamente modificati. Anzi, è proprio con l'omologazione delle produzioni che non potremo mai essere competitivi sul mercato globale. I costi e gli oneri che pesano sulle aziende sono il principale motivo della crisi e della loro scarsa competizione verso altri colleghi stranieri, ai quali costa molto meno andare in produzione. Questo è il vero problema. Negli ultimi anni, in Italia migliaia di aziende hanno chiuso. Si passa da una emergenza altra, serve perciò un 'momento nazionale' di analisi , di riflessione e proposte che coinvolga tutti gli attori del Settore e delle Istituzioni. Quello sarebbe il luogo deputato ad avviare una programmazione seria e condivisa, che possa invertire la rotta intrapresa e lanciare l'agricoltura come uno dei principali 'input' per un nuovo sviluppo del Paese".
Così il presiden te della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, intervenendo al dibattito "Agricoltura:istruzioni per l'uso" promosso dal PD, all'interno della Festa Democratica in svolgimento a Torino.
Mentre altri Settori -ha detto Politi- vengono, in qualche misura, sostenuti dalle manovre del Governo, l'agricoltura al contrario viene colpevolmente snobbata se non fatta oggetto di tagli.
Molti agricoltori e produttori fanno miracoli per far quadrare i conti aziendali e offrire alimenti di straordinaria qualità, che portano in alto l'immagine del "Made in Italy" nel mondo. Questi andrebbero sostenuti,valorizzati e premiati, qui invece ci si preoccupa di agevolare quei pochi che non rispettano le regole, come nel caso delle quote latte.
Negli ultimi dieci anni -ha continuato il presidente della Cia- circa 500 mila imprese agricole, in particolare quelle che operavano in zone di montagne e svantaggiate, hanno dovuto chiudere. E dopo il nuovo crollo registrato nel primo semestre, c'è il fondato pericolo che, se non si adottano precisi provvedimenti, nei prossimi tre-quattro anni, altre 250 mila aziende rischiano di cessare l'attività. Servono, quindi, misure in grado di dare una boccata d'ossigeno agli imprenditori che non possono continuare ad operare in una crisi profonda e nella perenne incertezza.
Siamo, quindi, in presenza di un quadro allarmante, di una realtà molto grave che, purtroppo, si continua ad ignorare. Basta vedere -ha avvertito Politi- quello che è avvenuto a partire dalla legge finanziaria 2010 per comprendere quale è l'interesse nei confronti degli agricoltori. Praticamente nullo.
Sarebbe, invece, il momento di agire con iniziative concrete, anche perché il settore è atteso da nuove e decisive sfide, a cominciare dalla Pac post 2013. Serve, dunque, un cambiamento di rotta repentino da parte del Governo che -ha concluso Politi- deve riprendere le redini per un vero progetto di politica agricola.