Lo rileva l'Ismea, nell'ultimo numero di Tendenze, il trimestrale di analisi e previsioni dell'agroalimentare, da cui si evince per il periodo aprile-giugno 2010, anche una contrazione degli acquisti domestici dei prodotti agroalimentari, compensata da una decisa ripresa dell'export.
PRODUZIONE E VALORE AGGIUNTO - Il valore aggiunto in agricoltura, silvicoltura e pesca (espresso in termini reali, destagionalizzato e corretto per i giorni lavorativi), dopo i segnali di ripresa rilevati a inizio anno, subisce in questo secondo trimestre 2010 una flessione congiunturale del 2% e dovrebbe, in base alle ultime stime dell'Istituto, registrare un calo complessivo del 2,9% a fine anno. La produzione agricola totale nel 2010, sempre secondo tali stime, dovrebbe contrarsi dell'1,9%, evidenziando una riduzione meno marcata rispetto alla dinamica del 2009 (-2,7% la variazione 2009/2008), per effetto di una flessione delle coltivazioni di circa il 3%, a fronte di una sostanziale tenuta della produzione zootecnica. Un lieve calo produttivo - spiega Ismea - è atteso nei comparti cerealicolo (frumento tenero, orzo e mais, mentre il frumento duro dovrebbe avere un buon rendimento) e ortofrutticolo (pomodoro da industria e, in base alle indicazioni finora disponibili, frutta estiva).
PREZZI E COSTI - Sul fronte dei prezzi agricoli, l'indice Ismea dei prezzi alla produzione ha registrato un aumento dell'1,4% sul I trimestre dell'anno, grazie soprattutto a un giugno molto positivo per i mercati (+8,6% l'aumento dell'indice rispetto a maggio 2010, +7,3% rispetto a giugno 2009). Un primo cambio di rotta - sottolinea l'Istituto - dopo le dinamiche flessive dei prezzi registrate negli ultimi anni, che va però accolto con prudenza, considerando che i dati relativi al primo semestre del 2010 indicano ancora un calo generalizzato delle quotazioni all'origine, tranne per i comparti del latte e derivati e dell'olio d'oliva che guadagnano rispettivamente il 6% e il 10% sull'analogo periodo del 2009.
I prezzi corrisposti agli agricoltori hanno perso, infatti, nel complesso il 3,1% negli ultimi sei mesi, mentre nello stesso periodo la riduzione dei costi, riconducibile essenzialmente alla forte contrazione dei prezzi dei concimi, è stata meno marcata ( -1,5%). Si è stabilizzata comunque nel primo semestre dell'anno la forbice tra i prezzi e costi, dopo la divaricazione molto accentuata del 2009.
CONSUMI DOMESTICI - Per quanto riguarda i consumi domestici, dopo il lieve incremento tendenziale del primo trimestre 2010 (+0,8%), le stime Ismea indicano per il periodo aprile-giugno una battuta d'arresto (-0,6%). Pertanto, per il primo semestre 2010, si stimano consumi domestici stabili, mentre la spesa continua a diminuire per effetto anche della riduzione dei prezzi al consumo ( -2,8% la variazione media riferita al primo semestre del 2010).
Il dato complessivo sui volumi di acquisto nasconde, tuttavia, al suo interno, dinamiche molto differenti da settore a settore. Innanzitutto, la stagnazione dei consumi domestici nei primi sei mesi del 2010 riguarderebbe di fatto solo alcuni dei principali aggregati, ovvero derivati dei cereali, carni suine e salumi, frutta e agrumi. Appaiono in flessione, invece, i consumi domestici di prodotti ittici, vini e spumanti e carni bovine; all'opposto, risulterebbero in crescita latte e derivati, ortaggi e patate, olio di oliva e carni avicole.
Entrando poi nel dettaglio delle singole voci di prodotto, emergono tendenze già riscontrate, su cui convergono fattori sia di tipo strutturale, connessi ai diversi stili di vita delle famiglie, che portano a privilegiare prodotti con un elevato contenuto di servizio e facilità d'uso, sia di tipo congiunturale, connessi ad una maggiore attenzione del consumatore al fattore prezzo.
Tra i derivati del frumento (+0,2% nel primo semestre 2010), prosegue la flessione dei consumi domestici di pasta (-3,6%) e pane (-2,4%), nonostante il calo dei prezzi nel primo caso e in concomitanza con l'ulteriore crescita dei prezzi nel secondo caso; risultano invece in aumento i consumi domestici dei primi piatti surgelati (+3,9%) e dei sostituti del pane (+4,8%), favoriti anche da una flessione dei prezzi medi al consumo. Tra la frutta e agrumi, il segmento della frutta fresca ha registrato una flessione dei volumi di acquisto (-1,5% nel primo semestre 2010) e la concomitante riduzione dei prezzi medi al consumo ha portato a una considerevole flessione della spesa (-11,5%): sul fronte dei volumi, kiwi e mele sono i prodotti più penalizzati (rispettivamente -8,3% e -1,4%), stabili invece gli acquisti domestici di pere.
La dinamica positiva rilevata tra gli ortaggi e patate ( è da legare sia ai prodotti freschi, i cui consumi domestici sono tornati a crescere, sia ai prodotti di IV gamma (freschi confezionati) e V gamma (cotti), che pur avendo un peso marginale sulla spesa complessivamente sostenuta, confermano la tendenza positiva in atto (rispettivamente +8,3% e +1,5% nel primo semestre 2010). In quasi tutti i casi, si rileva inoltre una dinamica discendente dei prezzi medi al consumo.
La ripresa dei consumi domestici di olio di oliva, a fronte di un ulteriore ribasso della spesa, è trainata interamente all'extravergine, a cui il consumatore ha rivolto una crescente attenzione in conseguenza di una politica di ribasso dei prezzi, praticata soprattutto dalla distribuzione moderna.
Nel primo semestre 2010, i vini continuano a mostrare una tendenza flessiva nei consumi, seppure a un tasso inferiore a quello rilevato nel 2009 (- 1,8% nel 2009, -1% nel primo semestre 2010), accompagnata da una netta riduzione della spesa (rispettivamente - 8,7% e - 5,8%). Le variazioni più significative sia in termini di volumi che di valore si sono registrate nel segmento dei vini spumanti. Nei vini fermi la contrazione in quantità è ascrivibile in modo più marcato ai vini comuni e alle Igt, mentre risulta più contenuta nel segmento dei vini a denominazione.
Per le carni bovine, la flessione dei volumi di acquisto nel primo semestre 2010 è pressoché generalizzata. In forte ribasso la carne di bovino adulto (-4,1% in volume e -3,6% in valore), mentre solo i prodotti elaborati registrano un aumento della spesa anche se le quantità acquistate risultano in calo. Alla flessione stimata per la carne suina (-1,6% in volume e -3,5% in valore) si contrappone l'aumento dei salumi (+1,3% in volume e -0,4% in valore), trainato esclusivamente dai prodotti non a denominazione di origine (per i salumi Dop sembra arrestarsi la crescita rilevata nel 2009 e nel primo semestre 2010 si stima un -2,4% sul fronte dei volumi acquistati). I salumi unbranded, spesso preaffettati e preconfezionati, hanno in effetti un maggiore contenuto di servizio rispetto agli analoghi disponibili tramite vendita assistita, anche se a maggiore valore unitario.
Per quanto riguarda il comparto lattierocaseario, il semestre è stato positivo per quasi tutti i prodotti, trainato da una riduzione dei valori medi unitari, fatta eccezione per i formaggi Dop che segnano anche un aumento della spesa.
Infine, tra gli ittici, il primo semestre risulterebbe negativo soprattutto per i prodotti freschi, a cui ha contribuito l'aumento dei prezzi medi al consumo (gli acquisti sono diminuiti del 4,4% in volume e dell'1,6% in valore). Per quanto riguarda, invece, i prodotti trasformati, si stima una sensibile crescita dei consumi di prodotti congelati/surgelati e trasformati (+3,1%) e del tonno naturale e sott'olio (+3,4%), stimolati entrambi da una flessione dei prezzi medi al consumo.
IMPORT - EXPORT - Relativamente, infine, alle dinamiche import - export le stime Ismea relative al primo semestre del 2010 indicano una decisa crescita delle esportazioni, sia in volume (+18%) che in valore (+10%) rispetto allo stesso periodo del 2009. Le importazioni dovrebbero crescere in modo più contenuto rispetto alle esportazioni, sia in quantità (+3,3%) che in valore (+5,2%), ed il disavanzo della bilancia commerciale dovrebbe di conseguenza ridursi notevolmente (-24% in volume e -10% in valore).
Anche i prodotti rappresentativi del Made in Italy , in base ai dati a consuntivo del I trimestre dell'anno , hanno registrato un balzo dell'export in volume (+11,5%), mentre la crescita in valore è stata più contenuta (+3%) a causa della forte flessione dei valori medi unitari (-7,7%).
Analizzando le esportazioni dei singoli comparti dell'aggregato del Made in Italy, va evidenziato come la frutta fresca, la pasta e il riso abbiano registrato una riduzione del valore delle esportazioni, a fronte di un aumento delle quantità esportate. Tutti gli altri comparti, hanno evidenziato, invece, una crescita significativa del valore delle esportazioni, guidata dall'incremento dei volumi esportati; i valori medi unitari si sono comunque ridotti in quasi tutti i comparti, ad eccezione del vino, dei formaggi e dei latticini.
I rapporti trimestrali "Tendenze" relativi ai diversi settori dell'agroalimentare sono disponibili sul sito www.ismea.it.