Già 10.199 visitatori per la mostra di Miró - Opera grafica, inaugurata sabato 27 giugno al Castello Aragonese di Otranto. La media giornaliera di visitatori - a un soffio dai 350 biglietti staccati al giorno, con punte di oltre 500 - è alta, soprattutto se si considera che la parte più consistente dei flussi turistici nella Città di Otranto si svilupperà nei prossimi giorni.
Joan Miró, uno dei grandi maestri spagnoli del '900 e uno dei maggiori esponenti del surrealismo ha inaugurato la nuova stagione artistica del Castello Aragonese di Otranto, da pochi mesi importante contenitore culturale. Grazie alla nuova gestione dell'A.T.I., costituita dalla Società cooperativa SISTEMA MUSEO di Perugia e dall'Agenzia di Comunicazione ORIONE di Maglie, la fortezza è ormai un punto di riferimento per l'arte e la cultura a livello nazionale e internazionale.
È stata avviata una forte politica di rilancio del Castello che prevede un programma triennale di mostre incentrato sulla produzione grafica di alcuni dei maggiori artisti del Novecento; un polo di attrazione aperto tutto l'anno; un spazio che propone incontri, dibattiti, conferenze, spettacoli, concerti , degustazioni e laboratori ludico-artistici, come "Soli, Lune e Stelle di Miró", condotto da Renato Grilli, ogni martedì e giovedì (ore 18-20), fino al 27 settembre.
"Quello ottenuto è un risultato che si commenta da sé - afferma il curatore Sebastiano Guerrera - e che dimostra come il pubblico abbia saputo apprezzare anche l'opera grafica di Miró: una selezione di litografie in cui le forme, i colori, lo straordinario alfabeto di segni creato dal maestro sono il risultato della sua incredibile capacità di rinnovarsi alla luce di una visione globale dell'arte, vissuta con curiosità e versatilità, in grado di fornire strumenti sempre attuali e spesso anche anticipatori".
Sperimentatore di tecniche e materiali, Miró esplora a stretto contatto con la parola l'estrema poeticità della sua arte, sospesa tra innocenza e mistero, dialogando con l'opera di alcuni dei principali esponenti del mondo letterario del dopoguerra. Fra questi incontra Tristan Tzara, poeta rumeno e uno dei fondatori del movimento dadaista: per lui Miró illustrò diverse opere, tra cui Parler seul, il poema scritto tra il 1948 e il 1950 durante la degenza di Tzara nell'ospedale psichiatrico di Saint-Alban. Dal tono ottimista, Parler seul segnò l'inizio di una serie di edizioni nelle quali divenne manifesto il fatto che l'artista interiorizzasse pienamente il contenuto del testo, con un approccio ricco di estrema sensibilità. Il ritmo e l'ordine sono determinati da un lato dall'alternarsi ripetuto delle illustrazioni al testo e dall'altro da dinamiche sequenze di immagini.
In mostra anche la serie Ubu roi, una raccolta composta da coloratissime e corpose litografie: Ubu è un personaggio grottesco le cui funzioni viscerali dominano su quelle intellettuali e rappresenta la caricatura di ogni abiezione umana. Una serie ispirata dall'opera teatrale omonima di Alfred Jarry del 1896. Ubu roi è un omaggio alla corrente filosofica concepita dallo stesso Jarry: la "Patafisica" ovvero "la scienza delle soluzioni immaginarie e delle leggi che regolano le eccezioni". Una corrente di pensiero i cui pilastri sono libertà, ironia e creatività e che ha avuto un'enorme importanza nella storia dell'arte influenzando tutte le avanguardie artistiche del '900. Da Pablo Picasso a Salvator Dalì da Jacques Prevert a Marx Ernst. Anche Carmelo Bene volle rendere omaggio a Jarry e alla sua filosofia mettendo in scena "Ubu roi" nel 1963.