Voglio ringraziare innanzitutto per la correttezza con cui è stata formulata l'interrogazione. Correttezza che mi consente di dire subito che quello che è successo era noto a tutti. Il Regolamento del Mediterraneo con la possibilità per i Paesi di esercitare le deroghe, qualora ne avessero i presupposti, è stato firmato il 1° dicembre 2006. Nulla di nuovo, quindi. Eppure la misura ci coglie impreparati e lascia effetti pesantemente negativi. Tanto perché si sappia riguarda complessivamente il 25% della nostra flotta.
Che cosa allora si può fare per limitare l'impatto negativo di queste norme? Intanto voglio dire che cosa non si può fare: non si può illudere i pescatori che si possa ottenere nuove deroghe. Non è possibile. Qualcuno lo sta facendo in questi giorni. Ma è quanto di più scorretto possa fare un amministratore: promettere ciò che si sa già che non è possibile. Si sa che non è possibile perché la Commissione europea ha esplicitamente escluso qualsiasi iniziativa legislativa per rivedere le decisioni già prese e rinviare le scadenze fissate. Tale posizione è stata ribadita dalla Commissaria europea alla pesca Damanaki in una nota ufficiale diffusa ieri a Bruxelles nella quale è stato, altresì, sottolineato che la Commissione adotterà iniziative forti per assicurare il rispetto delle norme.
Quello che abbiamo già fatto è stato costituire un'unità di crisi dove, con la collaborazione e la presenza delle Regioni ma anche delle associazioni professionali, saranno vagliate e prese le necessarie e possibili iniziative concrete a sostegno delle imprese e del personale imbarcato.
Che cosa faremo? Vorrei dire due cose. Prima di tutto che è allo studio un provvedimento sui fondi previsti dal Fondo europeo per la pesca, tenendo conto della ripartizione di competenze e risorse al 33% allo Stato e al 77% alle Regioni, dove proprio alle Regioni è assegnato il compito di modulare l'impatto sociale dei provvedimento.
E in secondo luogo questo Ministero, come richiesto dalle associazioni professionali, ha già manifestato la disponibilità a autorizzare caso per caso le richieste di sostituzione degli attrezzi di pesca in licenza allo scopo di favorire la diversificazione delle attività delle imprese.
Il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan.
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