La maggior parte delle eccedenze è costituita dalla vecchia Barbera doc delle annate 2004-2007 (180 mila ettolitri), ma ci sono anche giacenze consistenti di Brachetto e Dolcetto.
Quella delle giacenze è ormai una questione nazionale. Il vino fermo nelle cantine ha superato ampiamente la soglia fisiologica -cioè quella definita dalla necessità di garantire la continuità dell'offerta prima che il nuovo prodotto sia pronto per il consumo, ma anche quella tarata sui necessari tempi di invecchiamento e affinamento dei rossi di pregio- e tende ormai ad allinearsi ai livelli della produzione, con un notevole incremento rispetto al passato.
All'inizio degli anni novanta le giacenze oscillavano intorno a 27 milioni di ettolitri e rappresentavano meno della metà della produzione di vino, quantificabile intorno ai 60 milioni di ettolitri.
Negli anni successivi la produzione di vino si è progressivamente ridimensionata. Nel quinquennio 2005-2009 è scesa a circa 47 milioni di ettolitri di vino l'anno, mentre le giacenze sono rapidamente cresciute, tanto da raggiungere nello stesso periodo una media di 43 milioni di ettolitri, con il record storico assoluto di 44,7 milioni di ettolitri toccato nell'estate del 2009.
La crisi mondiale ha contribuito a peggiorare la situazione. La brusca frenata delle vendite ha creato un'ulteriore "zavorra" di giacenze nelle cantine che ora va tolta per dare una boccata d'ossigeno al comparto. Ridurre le giacenze, anche con interventi straordinari, non piace (i produttori aspirano a vendere il proprio vino, non a distruggerlo), ma è indispensabile per far ripartire il mercato del vino.
Il deputato astigiano Sebastiano Fogliato, membro della commissione Agricoltura della Camera, che è stato investito della questione, ha promesso di fare il possibile: "Non mi entusiasma parlare di rottamazione per il nostro vino. Comunque, la riforma Ocm ha stanziato 27 milioni di euro per distillare: ci giochiamo questa partita".
In alternativa alla distillazione, quest'anno c'è anche la possibilità di ricorrere alla "vendemmia verde" -misura che assegna contributi ai vitivinicoltori che eliminano i grappoli non ancora giunti a maturazione, riducendo così la resa del vigneto- per la quale in Piemonte sono disponibili più di sette milioni di euro.
"L'eliminazione del prodotto -ha dichiarato Dino Scanavino, presidente della Cia di Asti- è una soluzione da attuare in condizioni di emergenza, come quella che stiamo vivendo, ma il Piemonte deve puntare soprattutto a promuovere il proprio vino attraverso progetti ed iniziative che ne incentivino il consumo interno e l'export. Bisogna mettere in campo azioni di comunicazione per valorizzare una delle maggiori risorse del Piemonte, in stretta sinergia con la valorizzazione del territorio e delle risorse turistiche. Occorre dare, insomma, nuove prospettive di mercato al nostro vino per non ritrovarci tra pochi anni nella stessa situazione di oggi".