E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare la sentenza della Corte
Suprema di Pechino che ha confermato la condanna all'azienda cinese
Montresor che eveva messo sul mercato cioccolatini ''Tresor Dor'' con
confezione uguale a quella dei Ferrero Rocher.
Nonostante
l'importante vittoria, molto resta ancora da fare con l'Italia che -
sottolinea la Coldiretti - è il Paese piu' colpito dalla contraffazioni
all'estero dove sono falsi piu' tre prodotti alimentari “italiani” su
quattro, con le esportazioni nazionali che rappresentano appena un
terzo del mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made
in Italy che vale oltre 50 miliardi di euro.
La pirateria agroalimentare internazionale - denuncia la Coldiretti -
utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini,
denominazioni e ricette che si richiamano all'Italia per prodotti
taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale: dai
formaggi ai salumi, dal caffè ai biscotti, dall'olio di oliva ai
condimenti, dalla pasta ai vini. Un danno economico e di immagine con
il rischio reale che - precisa la Coldiretti - si radichi nelle tavole
internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a
quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche,
tradizioni e territori unici e inimitabili.
E' il caso - precisa la Coldiretti - di Paesi emergenti come la Cina
dove il falso Made in Italy è arriva spesso prima di quello originale e
rischia di comprometterne la crescita. Si banchi dei supermercati
cinesi sono numerosi i prodotti del falso Made in Italy: dal Parmesan
al Provolone, dall' extravergine alla mozzarella che vengono
dall'estero, ma anche quelli di produzione locale come i pomodorini di
collina, pomodori pelati, caciotta (Italian cheese) e addirittura -
continua la Coldiretti - pecorino (Italian cheese), ma con raffigurata
sulla confezione una mucca al posto della pecora.
Non mancano i casi di vere e proprie clonazioni Made in China come
quella che ha interessato confezioni di concentrato di pomodoro
identiche a quelle originali prodotte in Italia con tanto di marchio
commerciale, bandiera tricolore e scritte in italiano. Le scatole
contraffatte sono in tutto e per tutto uguali a quelle originali
(colorazione, scritte, marchio, codice a barre) e - riferisce la
Coldiretti - è vengono venduto in scatole da 400 e da 2200 grammi come
doppio concentrato (28 per cento) con la scritta “100 per cento
prodotto italiano” e il pomodoro è l'unico ingrediente riportato in
etichetta. Se l'aspetto esteriore del clone prodotto in Cina è
identico, profondamente diverso è il contenuto in quanto il pomodoro,
secondo le analisi, sarebbe presente soltanto in tracce, mentre la gran
parte del prodotto sarebbe costituito da scarti vegetali di diversa
natura, quali bucce e semi di diversi ortaggi e frutti.
Il concentrato di pomodoro è il prodotto piu' esportato dalla Cina in
Italia con gli arrivi che sono quasi triplicati nel 2007 raggiungendo
i 140 milioni di chili,che equivale a circa un quarto dell'intera
produzione di pomodoro coltivata in Italia; dalla Cina - precisa la
Coldiretti - arrivano anche e funghi in scatola, mele, legumi e aglio
che spesso arrivano in Italia attraverso triangolazioni per essere
spacciati come prodotti tipici nostrani: dal fagiolo di Lamon all'aglio
bianco del Polesine.
Di fronte a questi rischi è necessario - conclude la Coldiretti -
intervenire urgentemente con i controlli e con la trasparenza
dell'informazione per consentire la rintracciabilità delle produzioni e
scelte consapevoli da parte dei consumatori. Per questo occorre
immediatamente applicare le norme contenute nella legge 204 del 2004,
ottenuta grazie alla raccolta di un milione di firme da parte della
Coldiretti, per rendere obbligatorio l'indicazione in etichetta
dell'origine dei prodotti in vendita nei supermercati.